8½
In crisi esistenziale e creativa, alle prese con un film da fare, un regista fa una sorta di mobilitazione generale di emozioni, affetti, ricordi, sogni, complessi, bugie. Un misto tra una sgangherata seduta psicanalitica e un disordinato esame di coscienza in un'atmosfera da limbo (F. Fellini). La masturbazione di un genio (D. Buzzati). Una tappa avanzata nella storia della forma romanzesca (A. Arbasino). Una costruzione in abisso a tre stadi (C. Metz). Un Ben Hur del cinema d'avanguardia. Il tentativo di un autoritratto in forma fantastica. Il diario di bordo di un autore. Il rapporto su un ingorgo esistenziale. Un film sulla confusione e sul disordine della vita. Uno dei massimi contributi a quel rinnovamento dei modi espressivi e alla rottura della drammaturgia tradizionale che ebbero luogo nel cinema a cavallo tra gli anni '50 e i '60, rinnovamento che Fellini aveva già cominciato con La dolce vita.
Vale la pena? — 8½
3 motivi per guardarlo
- Marcello Mastroianni che naviga tra sogni e realtà come in un trip psichedelico
- Le scene con Claudia Cardinale sono puro cinema che ti spacca la testa
- Il finale ti fa dire 'che cazzo ho appena visto' e googlare spiegazioni fino alle 3 di notte
A chi piacerà
Se hai amato le parti più astratte di Stranger Things o i momenti psichedelici di Euphoria. Perfetto per le serate con chi vuole parlare di film dopo, tipo analisi collettiva.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi trama lineare tipo Money Heist, qui zero
- Primi 40 minuti lenti da morire, ti avverto
- Dialoghi filosofici a raffica, skip se non hai voglia di pensare
Commenti (5)
non ho capito una mazza di questo film, saltavano da una scena all'altra senza senso. Forse è troppo intellettuale per me, boh.
Ogni volta che rivedo 8½ scopro qualcosa di nuovo. La struttura a flashback e sogni è perfetta per raccontare la crisi creativa. Un film che non invecchia mai.
La colonna sonora di Nino Rota è iconica, ma il film in sé è lento e confusionario. Capisco l'influenza storica ma a me ha annoiato.
Mastroianni che cammina in quel salone di termali con tutte le donne... che scena assurda, mi ha fatto ridere e pensare allo stesso tempo. Fellini è un genio pazzo.
Il bianco e nero di 8½ è stupendo, sembra quasi di stare in un sogno ad occhi aperti. La fotografia di Gianni Di Venanzo toglie il fiato.