City of God
Rio de Janeiro, dagli anni ’60 agli ’80. La favela di Cidade de Deus diventa il palcoscenico delle storie parallele di Buscapé e Dadinho. Entrambi tredicenni, sono però mossi da ambizioni diversissime: il primo vorrebbe diventare fotografo, il secondo il più temuto criminale della città. Se Buscapé trova molti ostacoli nella realizzazione dei propri sogni, Dadinho diventa rapidamente padrone del quartiere e del narcotraffico con lo pseudonimo di Zé Pequeno. La morte del suo braccio destro Bené e la violenza perpetrata ai danni della fidanzata del mite Galinha innescheranno una guerra tra bande dall’esito tragico.
Vale la pena? — City of God
3 motivi per guardarlo
- La scena del pollo che corre è già leggenda e ti spacca la testa
- Zé Pequeno è un cattivo più iconico di molti villain Marvel, ti resta in mente
- Fotografia che ti fa sentire dentro la favela, tipo Gomorra ma con ritmo da videogioco
A chi piacerà
Se hai bingeato Mare Fuori e ti piace vedere storie crude di periferia senza filtri. Perfetto per chi cerca qualcosa di più duro di Euphoria ma con lo stesso realismo.
3 motivi per non guardarlo
- Violenza estrema, occhio se sei sensibile
- Non è un film da guardare in background mentre scrolli TikTok
- La trama salta anni, ti avverto che devi stare attento
Commenti (11)
Mai capito perché tutti lo considerino un capolavoro. Sì, la regia è innovativa e il cast di non attori funzona, ma dopo un'ora diventa ripetitivo: altra violenza, altra sparatoria. La colonna sonora però ci sta, dà ritmo.
Spacca tantissimo, la fotografia è pazzesca.
La scena del bambino che sceglie tra Dio e il diavolo mi ha fatto venire i brividi. Non è un film, è un pugno nello stomaco che ti rimane per giorni.
Boh, l'ho visto per la seconda volta e mi annoia come la prima. Troppo caotico, troppi personaggi che non si capisce chi sono.
Rewatch-value altissimo, ogni volta noti dettagli nuovi. La crescita di Rocket da bambino spaventato a fotografo determinato è raccontata con una naturalezza incredibile, senza moralismi. Eppure, dopo tanti anni, mi chiedo se non romanticizzi un po' troppo quella vita, rendendola quasi epica invece che disperata. Però sì, lo rivedrei domani.