Holy Motors
7.0
2012
110 min
HD
Una giornata dell'esistenza di Monsieur Oscar, che di professione passa da una vita ad un'altra, da un personaggio ad un altro, scortato ad ogni appuntamento da una limousine bianca, guidata lungo le strade di Parigi da Céline, misteriosa signora bionda. Un'esistenza stimolante e distruttiva, che Oscar sostiene di condurre ancora "per la bellezza del gesto", che gli impone di essere creativo ogni volta, e di quel motore dell'azione di cui il mondo sembra sempre più fare a meno.
Commenti (23)
un pessimo film demenziale, grottesco, senza testa né piedi, per perdere tempo
Decisamente sconcertante, come al solito i films che la critica osanna non hanno riscontro tra il pubblico, l’attore protagonista è bravissimo nei suoi ruoli ma da qui a capire che si tratta di un omaggio al cinema ed alla vita ce ne vuole. L’ho visto tutto per cercare un messaggio, una storia, un senso ma forse non sono abbastanza cerebrale per capirlo. Chi lo vuole vedere a suo rischio e pericolo………….
Dunque, bisogna capirsi sul senso delle parole. Prendo spunto da una “contestazione” al mio commento: “il cinema non è assolutamente azione, tesi cancellata da 4 scuole di cinema. Sei rimasto agli anni 30.. e alla scuola francese.” Per “azione” intendo il concetto originario di cinema (dal greco κίνημα: movimento) e, in questa ottica, è facile comprendere il senso del mio discorso (e di Leos Carax) Semplificando: l’espressione utilizzata ancora oggi dai registi (qualcuno che la ritiene obsoleta ci sarà, magari mantenendola solo come affettuoso feticcio) è: “motore, azione!” , una frase emblematica che sintetizza il concetto di cinema e dalla quale non è pensabile discostarsi, neppure quando l’analogico sarà definitivamente dismesso a beneficio di un digitale puro, neppure fra mille anni, neppure quando il cinema non esisterà più e le sale saranno disertate, vuote come templi sconsacrati. Il cinema, per definizione, è motore. Il cinema è azione. Laddove per azione può (e deve) intendersi anche un lungo piano sequenza vuoto di elementi, muto di personaggi, in cui a parlare è l’inquadratura singola che somiglia quasi a un fermo immagine ma che è invece animata da una sotterranea vibrazione: il movimento impercettibile della macchina, le sfumature dell’aria, un ovattato rumore di fondo… E tutto questo è ancora “azione”. Per quanto riguarda invece l’immenso Holy motors, mi domando quanti lo abbiano veramente visto fino alla fine e colto nella geniale finitura dei suoi dettagli. Io l’ho visto tre volte e ogni volta mi è stato rivelato un piccolo segreto, un particolare che fa di Carax un vero virtuoso del grande cinema. Quello che Carax ci racconta è l’inevitabile decadenza di un certo modo di fare cinema (e “fare cinema”, a prescindere dalla piattaforma, implica un’azione), l’abbandono sempre più diffuso e giocoforza necessario della macchine (i sacri motori), delle sue infrastrutture e attrezzature per qualcosa di più leggero e maneggevole che, se da un lato incoraggia a produrre più film, dall’altro sottrae quella magia, quell’aura olimpica (abbiamo già assistito al crepuscolo degli Dei del grande schermo e del divismo) che avvolge l’universo cinema… In più, molte figure professionali (i “cinematografari” di una volta, tanto cari a Fellini) sono destinate a scomparire e ad essere collocate nell’archivio nostalgico degli antichi mestieri, nè piu nè meno come il ciabattino e l’arrotino… Come si fa a non immedesimarsi nel dispiacere di chi ha amato il cinema “fatto a mano”, quello monumentale, ingombrante, con le sue macchine come limousine fuori moda? E dove sono finiti i macchinisti come Celine (l’autista nel film di Carax) che si muovevano però leggiadri come ballerine (come confessa Celine a Monsieur Oscar, accompagnandolo in un lungo “viaggio al termine della notte”)? Come si fa a non sentirsi toccati da questo addio, da questa ineluttabile metamorfosi del cinema? Il cinema ne guadagnerà in leggerezza, indubbiamente, e in effetti speciali e poi ci sarà spazio per il cinema più piccolo, con un taglio amatoriale, per i corti e le sperimentazioni. Ma il cinema classico, quello che ha incantato con la sua meravigliosa illusione generazioni di spettatori, quello non è già più. Carax non entra in polemica con il cinema digitale (o, se lo fa, solo in parte, con la consapevole amarezza della fine di un’epoca). Piuttosto, s’interroga su quello che è stato fare cinema, fino a questo momento. Chi è Oscar? E’ la persona-attore che interpreta ogni volta un personaggio diverso che lascia sempre qualcosa di se, appiccicato all’identità autentica dietro la maschera? O, forse, dietro la maschera dell’interpretazione non esiste più un interprete separato ma l’uno non vive e non ha ragione di esiste
Holy Motors è un excursus attraverso i generi cinematografici in un viaggio-omaggio all’arte “del gesto”, con l’obiettivo focalizzato principalmente ed essenzialmente sul visivo e visibile, spogliato dell’elemento narrativo di più semplice intuizione e fruizione. Non per niente questa pellicola ha attirato più consensi dalla critica e dai puristi accademici del settore che non dalla platea più propensa ad una razionalizzazione del prodotto. Concettuale e metafisico, il fascino di questo film scaturisce da quella percezione iperbolica dell’immagine come icona di se stessa, spaziando tra il manierismo e gli stereotipi di un cinema che si rifà ai primordi ed alla primitiva essenza dell’arte mimica. Voto: 7 Video: 8 Audio: 8
Come nella migliore tradizione francese..un pout pourri di idee malate senza un filo d’azione ..