Il quinto potere
Nel 2007 Julian Assange, gestore e fondatore di WikiLeaks, incontra Daniel Domscheit-Berg, con lui nel corso di 3 anni porterà la piattaforma per la divulgazione di documenti riservati alla notorietà mondiale attraverso la pubblicazione di una serie segreti clamorosi, culminati con i cablogrammi e i resoconti riguardanti la guerra in Afghanistan del governo americano nel 2010, evento talmente clamoroso da distruggere la stessa organizzazione interna del sito e renderlo il nemico dei principali governi del pianeta. Quella di WikiLeaks è una storia a doppio livello. Da una parte è un racconto dell'era digitale, la nascita di un sito che ha cambiato il concetto di segretezza, consentendo la più grande fuga di notizie nella storia dell'informazione; dall'altra è uno dei molti esempi delle nuove forme di attivismo, cioè di come la tecnologia e la comunicazione digitale stiano cambiando la maniera in cui gli individui agiscono e si muovono per protestare attivamente contro le istituzioni.
Vale la pena? — Il quinto potere
3 motivi per guardarlo
- Cumberbatch che interpreta Assange è spettacolare, ti fa odiare e amare il personaggio
- La scena della pubblicazione dei cablogrammi è adrenalina pura, ti tiene col fiato sospeso
- Ti fa capire come funziona il dietro le quinte di uno scandalo globale, tipo The Social Network ma con segreti di stato
A chi piacerà
Se hai bingeato The Social Dilemma o ti intrigano i retroscena di scandali come quelli di The Newsroom. Perfetto per le serate in cui vuoi un thriller che ti fa pensare senza essere pesante.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi azione alla Mission: Impossible, qui è tutto dialoghi e tensioni
- Il ritmo a volte cala, soprattutto nella parte centrale
- La storia è complessa, se non ti piacciono i dettagli politici skip
Commenti (1)
un film caotico e confusionario su un eroe moderno: Julian Assange, il giornalista che ha denunciato i crimini di guerra americani in nome della libertà di stampa. E gli Stati Uniti come hanno reagito? L'hanno condannato a 170 anni di prigione se lo prendono, tutto nel silenzio generale di un mondo che ha paura degli USA.