King Ivory: Caccia al cartello 777
Dai civili ai criminali, dai tossicodipendenti alle forze dell’ordine e tutti gli altri, tutti i ceti sociali s’intersecano in questa denuncia di quella pandemia che è la diffusione del fentanyl. Nel gergo di strada: King Ivory. È un giorno come un altro per Layne West dell’antidroga di Tulsa, impegnato nella battaglia con la criminalità locale. Insieme al collega Ty e a Beatty, loro controparte nell’FBI, West ha come unica missione quella di catturare i responsabili: Ramón Garza, che comanda il locale cartello messicano; Holt Lightfeather, Capo Guerriero della Fratellanza indiana, che controlla il traffico in tutto lo stato dal penitenziario statale dell’Oklahoma a McAlester (noto come “Big Mac”) dove sta scontando l’ergastolo; e la banda della mafia irlandese locale, guidata da George “Smiley” Greene insieme alla madre Ginger e allo zio Mickey.
Vale la pena? — King Ivory: Caccia al cartello 777
3 motivi per guardarlo
- Ben Foster da brividi come agente antidroga che perde il controllo
- La scena del fentanyl che devasta un quartiere ti spacca la testa
- La caccia al cartello è sporca e realistica, niente eroi puliti
A chi piacerà
Se hai amato la tensione di Mare Fuori e il lato oscuro di The Boys. Perfetto per le serate in cui vuoi un thriller che ti tiene incollato senza fronzoli.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi azione pura tipo John Wick, qui è più dramma
- I primi 20 minuti sono lenti, ti avverto
- La denuncia sociale è pesante, skip se vuoi svago leggero
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