L'ultimo imperatore
Manciuria, confine tra Unione Sovietica e Cina, anno 1950. Un treno militare proveniente dalla Russia sovietica e carico di criminali di guerra accusati di aver collaborato con l'invasore giapponese durante la guerra fa il suo arrivo in un avamposto della Repubblica Popolare Cinese. Tra i prigionieri vi è Aisin Gioro Pu Yi, l'ultimo e ormai ex imperatore cinese: non si distingue per nulla dagli altri prigionieri, e i soldati lo trattano con la stessa durezza che riservano agli altri ostaggi. Facendo drammaticamente i conti con un avvenire nei panni di un carcerato senza importanza e prospettive, peraltro alla totale mercé di un feroce e onnipotente regime comunista, tenta il suicidio tagliandosi le vene e immergendole nell'acqua calda di uno squallido gabinetto. Mentre i guardiani tentano di sfondare la porta, intuendo il sospetto, la mente del moribondo inizia a rievocare la sua vita fin dal primo ricordo d'infanzia.
Vale la pena? — L'ultimo imperatore
3 motivi per guardarlo
- La scena di Pu Yi che corre nella Città Proibita è pura epica cinematografica
- Peter O'Toole da maestro che ti fa capire la storia senza lezioni noiose
- I costumi e le location ti fanno sentire dentro un documentario che spacca
A chi piacerà
Se hai amato The Crown o le parti storiche di Stranger Things e cerchi qualcosa di serio ma non pesante. Perfetto per una domenica pomeriggio quando vuoi immergerti in un'altra epoca.
3 motivi per non guardarlo
- Ti avverto: è lungo quasi 3 ore, prepara lo snack
- Se cerchi azione tipo The Boys qui trovi zero
- La prima parte è lenta, ma poi decolla
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