La Condizione Umana: Parte II – Cammino verso l'eternità
Kaji (Tatsuya Nakadai) diventa recluta nell'esercito imperiale giapponese, in seguito alla chiamata di leva (con cui si concludeva Nessun amore è più grande, primo capitolo della trilogia "La condizione umana"). Continua la sua lotta umanitaria contro i soprusi e le ingiustizie del sistema militare, sia da parte degli ufficiali, sia tra veterani e reclute, in particolare quando il debole e pavido soldato Obara Nitôhei (Kunie Tanaka) viene preso di mira e umiliato per essere crollato durante una spedizione, tanto da indurlo al suicidio. Un giorno si presenta al campo Michiko (Michiyo Aratama), moglie di Kaji, e viene dato loro il permesso di passare una notte insieme in un magazzino. Kaji, che è stimato per il suo coraggio nonostante le idee da comunista, viene nominato caporale, anche per cercare di piegarlo più facilmente agli ideali bellici e patriottici, fino al momento della battaglia al fronte contro i russi.
Vale la pena? — La Condizione Umana: Parte II – Cammino verso l'eternità
3 motivi per guardarlo
- Tatsuya Nakadai che resiste al sistema militare con una forza che ti spacca la testa
- La scena del suicidio di Obara è cruda tipo Mare Fuori ma in divisa giapponese
- Il finale ti lascia con la voglia di googlare 'che fine ha fatto Kaji' a mezzanotte
A chi piacerà
Se hai bingeato Peaky Blinders e ti piace il dramma storico con personaggi complessi. Perfetto per le serate in cui vuoi qualcosa di intenso ma non il solito blockbuster.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi azione stile John Wick, qui zero
- Dura 3 ore, ti avverto, non è una serata leggera
- Sottotitoli obbligatori: il giapponese degli anni '50 non è proprio colloquiale
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