La leggenda del santo bevitore
Ricevuti misteriosamente in prestito 200 franchi, barbone alcolizzato fa molti incontri d'amore e d'amicizia finché s'avvia, in una ventosa mattina, a saldare il debito. A livello stilistico è forse il film più maturo di Olmi, certamente il più raffinato: la sua Parigi, paesaggio dell'anima, è straordinaria. Ha una splendida 1ª parte, una zona centrale un po' ripetitiva e prolissa, riprende quota nella conclusione. Non c'è più, forse, la leggerezza delle sessanta stringate pagine del racconto lungo Die Legende vom heiligen Trinker (1939) di Joseph Roth, ma, dopo averlo visto, nessuno lo leggerà o rileggerà come prima. Olmi ci aiuta a capirlo meglio, a penetrarlo in profondità.
Vale la pena? — La leggenda del santo bevitore
3 motivi per guardarlo
- Rutger Hauer (quello di Blade Runner) in un ruolo da barbone che ti fa emozionare senza cringe
- La Parigi anni '30 è filmata come un quadro che si muove, occhio alle luci
- Il finale ti lascia con quel senso di 'wow' che ti fa cercare il libro subito dopo
A chi piacerà
Se hai amato la malinconia di Boris o le atmosfere sospese di qualche episodio di Zero. Perfetto per una serata da solo con una birra, quando vuoi qualcosa che non sia il solito caos.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi azione o colpi di scena, qui zero
- Il ritmo è lento tipo pomeriggio di pioggia, ti avverto
- La trama è minimal, se vuoi trama complessa skip
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