La ragazza che giocava con il fuoco
Mikael Blomkvist è tornato alla guida della rivista Millennium ed è pronto a pubblicare un numero speciale sulla piaga del trafficking, la tratta delle donne dall'Est Europa per scopi di sfruttamento sessuale. Grazie al lavoro coraggioso di un giovane collaboratore e della sua compagna, sta per fare nomi e cognomi, senza badare alla posizione sociale dei malcapitati. Ma un triplice omicidio riscrive le sue priorità, poiché la principale sospettata altri non è che Lisbeth Salander, la donna che odia gli uomini che odiano le donne, la donna che Mikael, il seduttore, non si toglie dalla testa. Convinto della sua innocenza, Blomkvist cerca di arrivare a lei prima della polizia e di un terribile gigante biondo, che marca la linea di collegamento tra il male politico e il male privato, nascosto nel passato personale di Lisbeth.
Vale la pena? — La ragazza che giocava con il fuoco
3 motivi per guardarlo
- Noomi Rapace da brividi come Lisbeth, la hacker che fa saltare i sistemi e spacca teste
- La scena dell'inseguimento nella metropolitana è adrenalina pura tipo John Wick ma più sporca
- Il mistero del trafficking ti tiene incollato fino all'ultimo, zero pause
A chi piacerà
Se hai amato la dark vibe di Mare Fuori e i thriller sporchi tipo Gomorra. Perfetto per le serate in cui vuoi un crime che non ti molla, con un'eroina che non chiede permesso.
3 motivi per non guardarlo
- Prima parte lenta, ti avverto, ma poi decolla
- Se cerchi azione continua stile Fast & Furious, qui c'è più indagine
- I sottotitoli sono obbligatori, svedese non si capisce un cazzo
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