Nel nome del padre
In Irlanda, il giovane Gerry Conlon, coinvolto in una guerriglia urbana con gli inglesi e con l'IRA, ripara in Inghilterra con l'amico Paul Hill che, arrestato per un attentato che distrugge un pub e sottoposto a violente pressioni, suo malgrado lo denuncia. Gerry, maltrattato per sette giorni dalla polizia, che minaccia di uccidergli il padre Giuseppe, firma una falsa dichiarazione coinvolgendo due hippy della comune dove si era rifugiato con Hill: Paddy Armstrong e Carole Richardson. La polizia arresta poi la zia Annie ed il padre per favoreggiamento. Dopo un processo iniquo, orchestrato dall'ispettore Robert Dixon, che ha coordinato arresti e interrogatori preliminari, tutti vengono condannati. Dopo 15 anni Gerry e il padre, che dividono la cella, scoprono il vero attentatore, Joseph McAndrew. La polizia non ha voluto riaprire il processo, e Giuseppe, tramite l'avvocatessa Gareth Peirce, cerca di dimostrare la verità.
Vale la pena? — Nel nome del padre
3 motivi per guardarlo
- Daniel Day-Lewis che urla 'Sono un innocente!' ti spacca la testa, no joke
- La scena dell'interrogatorio è più tesa di un episodio di Mare Fuori
- La battaglia legale è tipo una stagione di The Good Fight ma con più rabbia vera
A chi piacerà
Se ti ha preso la storia vera di Peaky Blinders o la rabbia sociale di The Boys. Perfetto per le serate in cui vuoi un dramma che non sia solo piagnistei ma ti faccia incazzare.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi azione tipo John Wick, qui zero
- È un film lungo, ti avverto, preparati
- La trama è pesante, skip se sei già giù di morale
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