Pelé
È il 1950 e il Brasile intero ha la radio all'orecchio o gli occhi puntati al piccolo schermo: è una questione di orgoglio nazionale. La sconfitta in casa, per mano dell'Uruguay, nell'ultima partita dei Mondiali di Rio, getta il paese in uno stato di prostrazione collettivo e devastante. Attraverso la messa in discussione della pratica della ginga, espressione di un calcio felice e spettacolare, i brasiliani mettono in discussione la loro stessa identità e la loro visione del mondo. Ma non il piccolo Dico, 9 anni, folletto del calcio giocato senza scarpe tra i vicoli di Bauru. Colpito dalla tristezza sul volto del padre, Dico gli promette che un giorno porterà il Brasile alla vittoria, e dodici anni dopo, in Svezia, onorerà quel primo voto e si farà conoscere dal mondo intero col nome di Pelé.
Vale la pena? — Pelé
3 motivi per guardarlo
- La scena del gol di Pelé a 17 anni ti fa alzare dal divano no joke
- La ricostruzione del Brasile anni '50 è fatta a bomba, ti sembra di essere lì
- La storia del ragazzino che gioca a calcio scalzo ti fa emozionare senza essere cringe
A chi piacerà
Se hai amato le storie di riscatto tipo Rocky o Friday Night Lights. Perfetto per la domenica pomeriggio con gli amici appassionati di sport o per chi cerca qualcosa di diverso dai soliti film d'azione.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi azione pura tipo John Wick, qui c'è più dramma
- I primi 30 minuti sono lenti, ti avverto
- Se non ti piace il calcio, potrebbe risultare noioso
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