Ritorno a Seoul
Freddie ha 25 anni, da molto piccola è stata adottata da una coppia francese che l'ha cresciuta amorevolmente, ma per qualche recondito motivo le sue origini coreane rimangono per lei un nodo irrisolto. In maniera piuttosto fortuita è costretta a trasferire il suo viaggio da Tokyo a Seoul, luogo in cui non riuscirà a ignorare il richiamo delle sue radici e finirà per mettersi alla ricerca della sua famiglia biologica. Nel giro di anni, fatti di silenzio, freddezza e poi riavvicinamenti, Freddie prova a ricostruire i pezzi sparsi della sua identità, cercando di comunicare con un padre alcolizzato che non parla nemmeno la sua lingua e una madre che non vuole farsi trovare.
Vale la pena? — Ritorno a Seoul
3 motivi per guardarlo
- La scena della prima telefonata al padre ti fa trattenere il fiato
- Park Ji-Min ti spacca la testa con un'interpretazione che non dimentichi
- La colonna sonora techno-coreana è la vera chicca che ti fa cercare su Spotify
A chi piacerà
Se hai amato le atmosfere introspettive di Euphoria o i drammi familiari di Mare Fuori, ma vuoi qualcosa di più internazionale. Perfetto per le serate in cui hai voglia di un film che ti resta dentro.
3 motivi per non guardarlo
- Ti avverto: ritmo lento, se cerchi azione skip
- Zero scene da blockbuster, è tutto sui silenzi e sguardi
- Il finale aperto ti lascia con domande, non aspettarti risposte facili
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