The Bridge
Il “ponte” del titolo originale, The Bridge, è quello al confine fra Messico e Stati Uniti. Perché è proprio su quel ponte che prende il via la nuova serie di Meredith Stihem (Homeland). Un ponte sul quale viene ritrovato un cadavere (anche se non è proprio di quello che si tratta…) sul cui assassinio vengono chiamati sia un detective messicano, Marco Ruiz (Demiàn Bichir, Weeds) e uno americano, Sonya Nord (Diane Kruger, Bastardi senza gloria, Il mistero dei templari). I due investigatori dovranno lavorare fianco a fianco per risolvere l’intricato caso, che li porterà sulle tracce di uno spietato serial killer. Ad ogni nuovo delitto, i due si troveranno di fronte ad un nuovo “messaggio” inviato loro dall’assassino, e in una lotta contro il tempo (e senza esclusione di colpi) dovranno ricostruire tutti i tasselli del puzzle per catturarlo e impedirgli di uccidere ancora. Trasmessa in contemporanea con gli Stati Uniti in prima visione assoluta, The Bridge, proprio come la fortunata The Killing (trasmessa in Italia sempre da FoxCrime), si basa su una serie nordica. È infatti il remake americano di Bron, serie tv del 2011 ambientata e realizzata al confine fra Danimarca e Svezia (su un altro “ponte” che separa due Stati).
Vale la pena? — The Bridge
3 motivi per guardarlo
- Il cadavere tagliato a metà sul ponte è un'immagine che ti resta in testa
- Diane Kruger fa la detective borderline tipo Mare Fuori ma con meno tatto
- Il killer è un filosofo psicopatico che ti fa dubitare di tutto
A chi piacerà
Se hai bingeato True Detective e ti piaceva l'atmosfera dark. Perfetta per chi cerca un crime che non sia solo poliziesco ma anche un po' sociologico.
3 motivi per non guardarlo
- Prima stagione spacca, la seconda cala un po'
- Se cerchi azione pura tipo John Wick qui trovi più dialoghi
- La trama a volte diventa contorta, occhio a perdere il filo
Commenti (5)
La scena del ponte all'inizio mi ha fregato, pensavo a un thriller scandinavo classico invece è un'altra roba. La trama si perde dopo un po', troppi personaggi che non interessano. La detective danese però è un personaggio interessante, il resto no.
Mai capito perché la serie sia così amata. La coppia di detective è forzata, la trama del ponte sembra inventata al momento. L'atmosfera è cupa ma non in modo coinvolgente, sembra solo per fare scena. Ho dato due stelle e basta.
Saga Norén è un personaggio che o ti prende o ti fa venire il nervoso. Io l'ho adorata, quella rigidità che nasconde un sacco di roba. La serie in sé ha alti e bassi, alcune sottotrame sono dimenticabili, ma lei vale il prezzo del biglietto. Peccato per il finale un po' sbrigativo.
La colonna sonora di questa serie è sottovalutata, quei pezzi elettronici freddi ti entrano in testa. Riguardando la prima stagione, noto come certi dettagli fossero già lì ma non li coglievi. Non è perfetta, a volte la trama si trascina, ma ha un mood unico che altre serie crime non hanno. La scena finale della prima stagione con quella musica è ancora impressa.
Fra, l'ho guardata tutta ma non ricordo quasi nulla. Boh, ci sta per passare il tempo ma niente di che.