Così fan tutte

Così fan tutte

5.0 1992 120 min HD

Roma, anni novanta. Diana è felicemente sposata con Paolo, ma il loro rapporto sembra non bastare a soddisfare le sue pulsioni sessuali e voglia di trasgressione. Commessa in un negozio del Centro di abbigliamento femminile, Diana viene consigliata da una collega di lavoro, che si concede spesso e volentieri al maturo titolare, a scavalcare il vincolo matrimoniale sicché inizia ad accettare il corteggiamento di un suo cugino veneziano e di uno stravagante francese dal nome altisonante di Donatien Alphonse, memoria dell'omonimo scrittore Marchese de Sade. Convinta di vitalizzare il loro rapporto, Diana racconta le sue scappatelle a Paolo pur facendogli credere che si tratti solo di fantasie irrealizzate ma quando egli scopre sul corpo di Diana i segni delle sue scappatelle, decide di abbandonarla temporaneamente...

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Verdetto

Vale la pena? — Così fan tutte

3 motivi per guardarlo

  • Tinto Brass che fa Tinto Brass, con scene di sesso esplicite che oggi sarebbero tagliate
  • Claudia Koll in un ruolo che è un mix tra commedia e dramma, tipo una versione softcore di Mare Fuori
  • L'atmosfera anni '90 italiana ti fa sentire in un videoclip di Spagna, con costumi e arredamento da brivido

A chi piacerà

Se hai visto 'Così è la vita' o 'Paprika' e ti piace quel cinema italiano trash anni '90. Perfetto per una serata ironica con gli amici quando vuoi qualcosa di leggero ma piccante.

3 motivi per non guardarlo

  • Se cerchi una trama solida, qui è un po' confusa
  • La recitazione a volte è cringe, tipo soap opera
  • Rating IMDb 5.0 non mente: skip se non sei fan del genere Brass

Commenti (5)

  • La colonna sonora dei film di Moretti è sempre azzeccata, ma qui c'è un pezzo di Battisti che mi resta in testa per giorni.

  • Margherita Buy è perfetta nel ruolo della fidanzata paziente, ma il personaggio maschile è talmente egocentrico che tifi per la ragazza quando lo lascia.

  • A metà tra il comico e il malinconico, il film mi ha lasciato un senso di incompletezza. Forse il vero capolavoro è il titolo, che già dice tutto.

  • Troppo verboso, sembra quasi un monologo teatrale. Moretti gigioneggia come al solito, ma stavolta mi ha annoiato.

  • Rivisto dopo anni, mi sono ricordato perché da ragazzo lo adoravo: la scena del caffè al bar è un piccolo gioiello di scrittura.

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