Smoke
All'incrocio tra la Seventh Avenue e la Third Street c'è il Brooklyn Cigar Co., un negozietto per fumatori gestito da Auggie, dietro i cui modi burberi e trasandati si cela un acuto filosofo. Tra i clienti fissi del negozio c'è Paul Benjamin, scrittore colpito da blocco creativo. Parecchi anni prima, proprio davanti al negozio di Auggie, gli è stata uccisa sotto gli occhi la moglie incinta, ed è ancora devastato dal dolore. Un giorno, Paul quasi è investito da un autobus. Lo salva al volo Rashid Cole, un ragazzino che sta scappando non si sa da cosa, ma che Paul ospita nella propria casa.
Vale la pena? — Smoke
3 motivi per guardarlo
- Harvey Keitel che interpreta un filosofo burbero in un negozio di sigari è la vera chicca
- La scena del salvataggio dall'autobus ti tiene col fiato sospeso
- I dialoghi tra i personaggi sono così reali che sembra di ascoltare una conversazione tra amici
A chi piacerà
Se hai amato le atmosfere intime di 'Mare Fuori' o le conversazioni profonde di 'Skam Italia'. Perfetto per una serata tranquilla in cui vuoi un film che ti faccia pensare senza essere pesante.
3 motivi per non guardarlo
- Se cerchi azione o colpi di scena, qui zero
- Il ritmo è lento, ti avverto
- La trama è più un pretesto per i dialoghi che una storia avvincente
Commenti (2)
L'ho vista un sacco di tempo fa e mi era piaciuta, il cast è forte e la regia fa la sua parte.
Oggi fumare è diventato un tabù esagerato, tra interessi economici e gente che ci crede ciecamente. Una volta un sigaro o una sigaretta erano semplici piaceri, come godersi un bel film al cinema. Rivedendo Smoke e Blue in the Face oggi sembra strano che si andasse a vederli, eppure succedeva e ci divertivamo. I biglietti costavano poco e in sala non c'erano i maleducati di adesso, potevi seguire dialoghi senza interruzioni. Comunque questo era il migliore, Blue in the Face.