Masters of Sex
Negli Stati Uniti d'America a cavallo fra gli anni cinquanta e sessanta, William Masters, un brillante scienziato non più in contatto con i propri sentimenti, sceglie come sua aiutante Virginia Johnson, una psicologa e madre single in anticipo sui tempi, per condurre uno studio controverso riguardo alla fisiologia sessuale umana esaminando atti sessuali compiuti da volontari. Assecondati nel progetto da Betty, una prostituta, e dai dottori Austin Langham ed Ethan Haas, questi pionieri insegnano a se stessi e all'America come godersi il sesso e scoprire senza sensi di colpa le meraviglie dell'intimità
Vale la pena? — Masters of Sex
3 motivi per guardarlo
- La scena del primo esperimento con i volontari è imbarazzante e geniale
- Michael Sheen e Lizzy Caplan hanno una chimica che ti tiene incollato
- La serie svela come negli anni '50 si studiava il sesso con metodi che oggi fanno ridere
A chi piacerà
Se ti è piaciuta la parte 'scienza e tabù' di Stranger Things o i drammi relazionali di Mare Fuori. Perfetta per chi cerca una serie intelligente ma senza pretese da documentario.
3 motivi per non guardarlo
- Prima stagione lenta, ti avverto
- Se cerchi scene hot tipo Euphoria qui trovi più dialoghi
- Il finale lascia un po' di amaro in bocca, non aspettarti chiusura perfetta
Commenti (6)
Fra, ho visto la prima stagione e spacca! La chimica tra i due protagonisti è pazzesca, davvero ben fatta.
Mai capito perché questa serie venga così osannata. La premessa è interessante, sì, ma l'esecuzione è lenta e a tratti noiosa. Skip.
Michael Sheen è bravo, ma Lizzy Caplan ruba la scena ogni volta che appare. Peccato che la serie si perda in storie secondarie inutili.
La scena del primo esperimento nel garage mi ha lasciato a bocca aperta. Il modo in cui mostrano la tensione tra i personaggi è geniale, senza bisogno di dialoghi espliciti. Peccato che nelle stagioni successive perda un po' di mordente, ma vale la pena per quei momenti.
La serie ha un'atmosfera retrò che mi piace, ma dopo un po' la trama diventa ripetitiva. Non male, ma niente di che.